Migliaia di acquirenti stanno affluendo a Yangon (Rangoon) ex capitale birmana, per la grande asta di pietre preziose che terminerà il 26 novembre. In maggioranza di nazionalità cinese, ma sono numerosi i compratori da altri paesi asiatici e persino – secondo il quotidiano ufficiale New Light of Myanmar – da Italia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Canada e Australia. Nonostante il boicottaggio operato da alcune delle più affermate aziende mondiali della gioielleria e da governi che vietano l’importazione di pietre grezze o lavorate dal Myanmar, aste come quella in corso, ripetute nell’anno, sono diventate per la giunta al potere una delle principali fonti di reddito, raggiungendo un giro di affari anche di 100 milioni di dollari ciascuna. Il Myanmar fornisce il 90% dei rubini in circolazione nel mondo e ha importanti giacimenti di giada, ma anche di diamanti e zaffiri. Solo venerdì scorso, Laura Bush, moglie del presidente degli Stati Uniti, aveva lanciato un appello al boicottaggio dei preziosi birmani che arrivano in grande quantità anche in Usa e Ue, nonostante l’embargo aggirato facendo transitare le pietre preziose dalla Thailandia. Non a caso proprio dalla Thailandia arriva quasi la metà delle importazioni statunitensi di rubini, per un ammontare di oltre 100 milioni di dollari l’anno.