ANTONIO ROSMINI: NELLA "LINEA DEL DIALOGO" (3)

Ed è proprio la chiave di lettura della santità di Rosmini che "aiuterà a ricuperare l’amicizia tra ragione e fede, fra religione, comportamento etico e servizio pubblico dei cristiani". Nel novello beato, per il card. Saraiva Martìns, "si riscontra un costante filo unificatore fra il suo pensare, il suo credere e il suo vissuto quotidiano. Ne risulta una testimonianza di vita all’insegna di codesta unità che è ascesi, mistica, santità". Infatti, "l’abate Rosmini visse una vita teologale, in cui la fede implicava la speranza e la carità, con quel dialogo d’amore confidente nella Provvidenza, tale da portarlo a non intraprendere nulla, nel grande e nel piccolo ‘se non vi siamo come tirati dalla Provvidenza stessa’". Elevandolo all’onore degli altari, la Chiesa indica, dunque, "questo sacerdote come intercessore e modello anche per l’uomo d’oggi, per noi". "La vita e gli insegnamenti del fondatore dell’Istituto della carità – ha concluso il porporato – ci esortano a mettere risolutamente Dio al centro della nostra esistenza, e a servirlo nell’uomo che ne è sacramento, in qualunque campo il Signore ci chiami, unicamente lieti dell’essere inseriti in Cristo, quali tralci nella Vite, e in atteggiamento di dialogo, e non di contrapposizione, con le molte e spesso ingannevoli correnti del pensiero odierno".