Si trattava, come scriveva lo stesso Rosmini, "di ricondurre l’uomo a Dio, che si era da Lui allontanato con un cattivo uso della ragione, prendendo la strada della ragione stessa". "Questo compito immane, che costò ad Antonio Rosmini fatiche e dolorose incomprensioni, ha recentemente ricevuto il sigillo autorevole della Chiesa ha ricordato il card. Saraiva Martìns – soprattutto nell’enciclica ‘Fides et ratio’ di Giovanni Paolo II", nella quale "venne inserito il nome di Rosmini fra i moderni esponenti" della "linea del dialogo". La voce del Rosmini, ha precisato il porporato, "è un’eco moderna di quella dei grandi Padri della Chiesa a cui può essere tranquillamente affiancato, per l’acutezza e la vastità degli interessi speculativi, ben sposati con l’ardore evangelico dei pastori d’anime". Di lui, ha aggiunto, si possono dare "molte e diverse definizioni che descrivono soltanto parte delle molteplici sfaccettature del prisma della sua straordinaria identità. In Antonio Rosmini si trova il filosofo, il pedagogo, il teorico della politica, l’apostolo della fede, il profeta, il gigante della cultura. Tuttavia, per quanto tutto ciò ne arricchisca la portata e ne confermi l’attualità, la nostra odierna chiave di lettura è quella della santità del Rosmini". (segue)