(dall’inviata) – Oltre 12,3 milioni di persone nel mondo sono costrette al "lavoro forzato", di cui il 20% da parte dello Stato o delle forze armate (2,5 milioni) e 2,4 milioni sono vittime del traffico di esseri umani. E tra tutte le vittime dello sfruttamento a scopi sessuali "si stima che il 40-50% siano bambini". I dati Ilo (Organizzazione internazionale del lavoro) sono stati riferiti dall’arcivescovo Agostino Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio per emigranti e gli itineranti, nel suo intervento odierno al seminario organizzato dal Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali europee) e dal Secam (Simposio delle Conferenze Episcopali d’Africa e del Madagascar) a Cape Coast, in Ghana, fino al 18 novembre, sul tema "Schiavitù e nuove schiavitù". Lavoro forzato che include lo sfruttamento sessuale, il lavoro domestico, nell’agricoltura, soprattutto in Asia, America Latina e Caraibi e Africa sub-sahariana. "Pratiche schiaviste sono diffuse anche nelle piantagioni agricole dell’Africa Occidentale in Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Mali e Togo ha sottolineato mons. Marchetto – come pure nelle piantagioni di canna da zucchero della Repubblica dominicana ed Haiti. Anche India, Nepal e Pakistan sono notoriamente conosciute per la loro storia di sfruttamento". (segue)