(dall’inviata) – Ma dalle porte di accesso alle oscure prigioni delle donne e degli uomini, dove in stanze asfissianti di pochi metri venivano rinchiuse da 150 a 300 persone, si entra nella verità storicamente dimostrata. Per finire poi, attraverso uno stretto e buio tugurio, direttamente in mare, dove aspettavano le barche che li avrebbero ammassati fino all’inverosimile per il lungo viaggio. Nella prigione delle donne c’è anche un cortile dove il governatore straniero sceglieva, dall’alto di un balcone, le più belle schiave per sollazzarsi la notte, pena, per le più recalcitranti, l’incatenamento in catene e spesso la morte. Come è stato ricordato più volte durante il convegno, tutto questo commercio non avveniva senza la complicità dei locali, che catturavano "merce umana" nelle zone dell’entroterra per venderle agli europei in cambio di paccottiglia come specchi, orologi, armi, visto che il denaro non era in uso. Lungo la costa del Ghana vi sono 34 castelli che venivano utilizzati per l’infame mercato. Al termine della visita i vescovi hanno visitato, nel centro di Elmina, il cimitero dei primi missionari uccisi in Ghana.