(dall’inviata) – La tratta di donne marocchine fatte prostituire nei Paesi delGolfo o ingannate da falsi contratti di lavoro. I bambini che a Tangeri si nascondono sotto i camion o i containers per provare ad emigrare; i tanti africani sub-sahariani che muoiono nell’anonimato durante le lunghe marce nel deserto o in mare. Sono tutte forme di nuove schiavitù che conosce bene mons. Vincent Landel, vescovo di Rabat (Marocco), di nazionalità francese, alla guida di una piccola comunità di 40.000 cristiani in un Paese interamente musulmano. Ne ha parlato al Sir, anticipando alcuni contenuti della relazione che terrà sabato al seminario su "Schiavitù e nuove schiavitù" in corso fino al 18 novembre a Cape Coast, in Ghana, su iniziativa del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccce) e del Simposio delle Conferenze episcopali di Africa e Madagascar (Secam). La prostituzione delle donne marocchine nei Paesi del Golfo, ad esempio, "si sta sviluppando a grande velocità racconta il vescovo di Rabat -, sta diventando il ‘non plus ultrà. In quei Paesi non si chiede una prostituta ma una marocchina, a qualunque prezzo. Quante giovani donne si sono fatte ingannare da finti contratti di questo tipo".