LITURGIA: SANSON (DIOCESI DI VICENZA), NO A "SEGNI MANEGGIABILI A PROPRIO GUSTO" (2)

Proseguendo nella sua riflessione sulla sensibilità artistica nella formazione liturgica, don Virginio Sanson si è occupato degli elementi naturali e dell’azione dell’uomo circa la liturgia. "Pensiamo ai sacramenti – ha detto -: acqua, fuoco, olio, sale, cenere, cera. E’ come se noi percepissimo l’essenza delle cose nella sua pienezza proprio nel momento in cui esse si trasformano in segni della pienezza sovrannaturale dello spirito". Il relatore ha aggiunto che "è qui che si deve applicare la formazione liturgica: guidare i bambini da un puro e semplice lavoro concettuale a un vivo rapporto con le cose", considerando che "la liturgia è un’azione, la cui perfezione dipende da due fattori: la fedeltà al rito e la creatività nel modo di porlo: è esecuzione e creazione insieme". Ha così parlato di "ordini del rito da osservare con fedeltà per non cadere nel soggettivismo" e di una "regia del rito che tenga conto delle persone, dei tempi, dei luoghi e delle circostanze, per non cadere nel cerimonialismo. Questo equilibrio dipende molto dall’arte della presidenza della celebrazione". Al celebrante – ha concluso – "è chiesta una duplice fedeltà: alla custodia di parole, musiche e canti, perché il rito sia chiaro, bello e breve; e nell’assemblea al servizio della quale agisce".