” “Altra difficoltà rappresentata da mons. Isaac è quella di "trovare oggi professori in grado di insegnare la religione cristiana. La fuga e l’emigrazione forzata dei cristiani hanno fatto scomparire dal Paese molte figure preparate. Ci sono poi i problemi del caos che regna a Baghdad e che non ha risparmiato il ministero dell’Istruzione, e dell’appartenenza politica dei responsabili di tali decisioni che a volte può ostacolare o rallentare l’iter di leggi favorevoli alla minoranza cristiana". Nonostante i problemi, conclude il vescovo, "i cristiani sono ancora percepiti come "portatori di cultura." Tutti sanno che prima della nazionalizzazione delle scuole da parte del passato regime nel 1972 le scuole cristiane erano considerate le migliori del Paese tanto che le famiglie musulmane più in vista vi mandavano i propri figli a studiare, ed alcuni dei protagonisti dell’attuale scena politica irachena, di fede islamica, hanno studiato in esse. Di fronte alle violenze che ogni giorno insanguinano il paese e che colpiscono anche i musulmani alcuni di loro cominciano a percepire l’elemento cristiano come un elemento di equilibrio, una religione di pace. Cominciano a capire che è l’amore che ci guida e che la pace deve essere per noi, e per loro, il risultato del nostro cammino".