"Fatto salvo il diritto-dovere di cronaca dei giornalisti che impone di raccontare anche le cattive notizie", bisogna però fare attenzione a non "mettere sotto i riflettori i protagonisti" di atti che sono "vera e propria delinquenza". Così Marco Deriu, docente di teoria e tecnica delle comunicazioni di massa all’Università Cattolica, commenta in un nota che appare oggi online sul Sir, come i media hanno seguito domenica la morte di un tifoso laziale e gli atti di violenza urbana che ne sono seguito. Secondo il docente, l’aspetto più delicato della vicenda riguarda "il modo in cui sono state raccontate le gesta delinquenziali di gruppi di dissennati che si presentano come tifosi e che sotto questa falsa identità compiono sistematicamente atti di violenza gratuita e vigliacca. "Tacere prosegue Deriu – non sarebbe corretto, rischierebbe addirittura di qualificarsi come una sorta di censura. Ma parlare delle azioni violente finisce comunque per mettere sotto i riflettori i protagonisti. I quali, data la loro evidente incoscienza, probabilmente si sentono gratificati per l’attenzione ricevuta in questi "momenti di gloria". E l’esaltazione (anche inconsapevole) di questi fattacci da parte dei mezzi di comunicazione può provocare pesanti effetti di emulazione". (segue)