"’Il Belgio deve esplodere’, gridavano i fiamminghi in una manifestazione alcuni giorni fa prosegue l’editoriale – tale esplosione tradurrebbe la vittoria degli egoismi e delle identità proprie, sulla volontà di costruire un’entità politica culturale comune. Metterebbe in confusione una costruzione europea ancora fragile. Come costruire l’Europa, assicurare la sua unità, se un piccolo Paese non é capace di mantenere la sua unità?". Secondo Durand "la domanda di fondo è sapere se gli europei sono capaci di vivere insieme, di accettare la pluralità e l’alterità. Questa è la posta in gioco. La divisione del Belgio in due Stati (dopo la separazione della Slovacchia) favorirebbe in tanti altri Paesi le tensioni interne attorno all’identità nazionale e alla difesa dei propri interessi economici". "La crisi del Belgio – conclude – dimostra che l’Europa si trova forse a un bivio tra la strada che porta ad un’unità più stretta che, dopo l’economica, potrebbe essere politica, anche se le difficoltà non mancano e la strada che torna indietro, verso un’Europa spezzettata tra Stati piccoli, opposti gli uni contro gli altri, con una moltiplicazione assurda dei confini. E’ molto probabile che questa volta, il Belgio eviterà il peggio, supererà la sua crisi. Ma un seme cattivo è stato lanciato nella terra belga e i frutti potrebbero essere non buoni".