"È probabile che questo giovane prosegue Cantelmi -, descritto come diligente e brillante negli studi, proprio per compensare la sua incapacità relazionale si fosse imposto un livello molto alto di riuscita e ciò abbia determinato un’ulteriore diversità, non accolta dal gruppo dei pari". Senso di isolamento e forse depressione da una parte; dall’altra "l’incontrollabile miscela esplosiva" costituita da "comportamenti oltre il limite da parte di ragazzi mai contenuti dagli adulti", unita alla "desensibilizzazione nei confronti della violenza, che impedisce di percepire il danno arrecato dai propri gesti". Per l’esperto "il bullismo nasce dove l’adulto non c’è". Occorre pertanto che gli adulti "riaccolgano la sfida educativa, che significa essere presenti e coerenti con i giovani, offrendo loro modelli di vita positivi, stabilendo, al tempo stesso, paletti e, se necessario, divieti. Oggi è venuto meno il principio di autorità, ma i giovani ne hanno disperatamente bisogno". Prova ne è "il fascino che su di essi esercita Benedetto XVI, un Papa seguito e amato più di quanto si potesse pensare perché rappresenta, di fronte al relativismo e al vuoto di valori, una pacata ma netta, solida e ben riconoscibile autorità, fondata non su un carisma personale o comunicativo, ma piuttosto sulla sua autorevolezza spirituale e morale".