"L’accaduto mostra un indice di paura che è molto aumentato e il tendere a farsi giustizia da soli". Ciò "significa che sono in atto processi in cui diventiamo un po’ più selvaggi". Così don Rocco D’Ambrosio, docente di etica politica all’Università Gregoriana e alla Facoltà teologica pugliese, commenta l’arresto avvenuto ieri a Parabita (Le) della presunta omicida di un’anziana insegnante. La donna avrebbe indicato in presunte attenzioni sessuali subite dal suo bambino le ragioni del gesto. "Non si vuole criminalizzare nessuno afferma D’Ambrosio – ma riflettere sul fatto che all’interno delle nostre famiglie, che spesso vengono ritenute normali vengono covati dei sentimenti violenti, aggressivi, non cristiani. Il tutto ci porta a considerare le responsabilità di tutte le agenzie educative, e cioè delle altre famiglie riguardo a famiglie di amici e parenti", di scuola, università e "soprattutto delle comunità parrocchiali". Secondo D’Ambrosio, "per non cadere nella trappola della esagerazione e della spettacolarizzazione, un evento del genere invita soprattutto la comunità locale a riflettere: il male è dentro di noi e, quindi, dobbiamo stare attenti in termini educativi e anche cristiani a saperlo estirpare e a rendere più sano il cuore delle persone, delle famiglie e della società intera".