"Si sta come le foglie su un albero in autunno. Ma tira un forte vento". Le aveva pronunciate appena domenica scorsa, Enzo Biagi, queste parole, dalla clinica milanese "Capitanio" dove era ricoverato da una decina di giorni. Nato a Pianaccio di Lizzano in Belvedere (Bologna), sull’Appennino tosco-emiliano, il 9 agosto 1920, Biagi scrive a 17 anni il suo primo articolo, che gli verrà pubblicato da "L’Avvenire d’Italia", edito a Bologna. Comincia così la sua collaborazione con il quotidiano cattolico, finché nel 1940 viene assunto dal "Carlino sera" (versione serale del bolognese "Il Resto del Carlino"). Chiamato alle armi nel 1942, non parte per problemi di salute, e dopo l’8 dicembre 1943 si rifugia sulle montagne, dove combatte nelle brigate partigiane "Giustizia e Libertà". Nel frattempo, il 18 dicembre 1943 si sposa con Lucia Ghetti, maestra elementare. Terminata la guerra, entra con le truppe alleate a Bologna e annuncia alla radio locale l’avvenuta liberazione. Assunto al "Resto del Carlino", nel 1951 lo lascia e, dal 1952 al 1960, va a Milano, chiamato dal settimanale "Epoca", dapprima come caporedattore, poi, dopo appena qualche mese, divenendone direttore. Nel 1960, tuttavia, un articolo sugli scontri di Genova e Reggio Emilia contro il governo Tambroni provoca una dura reazione politica e Biagi è costretto a lasciare la direzione di "Epoca". (segue)