Lo Stato ha il "diritto-dovere di gestire le migrazioni, fissare quote, stabilire condizioni, pretendere legalità, usare, se necessario, severità. Ma è l’opinione del religioso – concentrarsi solo sull’aumento della sicurezza non avrà successo, mentre si potranno giocare le prospettive future cercando una cooperazione multilaterale con i paesi di origine dei flussi migratori". Per il direttore della pastorale degli immigrati della Migrantes tra la popolazione italiana c’è un’"area grigia", in "bilico tra coscienza multietnica ed atteggiamenti intolleranti e xenofobi. Una fascia a rischio per quanto riguarda il razzismo, che dovrebbe accentuare l’impegno per un’azione educativa, difficile ma necessaria, tesa ad impiantare nelle coscienze i valori che sono patrimonio della nostra cultura democratica, assieme al varo di politiche di integrazione e di lotta al razzismo e alla xenofobia". È necessario porre, quindi,. "particolare vigilanza al pericolo che il cristianesimo non solo sia negato nei comportamenti, ma anche contestato nei suoi contenuti e nelle sue prospettive, con l’affermarsi di una cultura senz’anima".