IMMIGRAZIONE: NOTA SETTIMANALE

Pubblichiamo la nota SIR di questa settimana.

Cresce la contabilità drammatica della immigrazione clandestina. Altre decine di vittime si aggiungono alle centinaia dei mesi scorsi. E’ un problema europeo, come ha ricordato ancora una volta il presidente della Repubblica. E forse vale la pena di cominciare proprio da qui. Si dilata infatti lo spazio Schengen, cioè l’area di libera circolazione delle persone, in particolare ad Est. Lo spazio europeo allargato peraltro non può nello stesso tempo non attrezzarsi per controllare e regolare i flussi in ingresso. Attenzione: non è in questione una contrapposizione spesso soprattutto retorica tra i sostenitori dell’accoglienza e quelli del pugno di ferro. Impostare il problema in questi termini difficilmente porta a soluzioni. In gioco invece c’è un tema troppo lungamente e colpevolmente eluso, cioè la soggettività dell’Unione come protagonista delle politiche internazionali. La questione migratoria infatti è uno di grandi temi strategici delle relazioni internazionali, oggi e nel prossimo futuro, in particolare proprio per i paesi dell’Unione e per l’Unione nel suo complesso. Anzi, può essere per l’Unione un’occasione storica per cominciare ad averla quella "politica estera e di scurezza comune" che dovrebbe rappresentare uno dei perni del nuovo assetto istituzionale in corso di faticosa definizione nel nuovo Trattato di riforma, varato a Lisbona sulla constatazione dell’impossibilità di arrivare ad un Trattato costituzionale. In questo senso l’Italia, che si trova ad essere uno dei crocevia più esposti sulla frontiera meridionale e marittima dell’unione, può svolgere un ruolo importante, per stimolare a iscrivere finalmente il tema tra le priorità europee, dall’altro per indicare soluzioni possibili. Queste passano evidentemente non solo per un’azione di contrasto, ma soprattutto per un sistema efficace di relazioni con i Paesi del sud del Mediterraneo. E’ un problema europeo, quello dell’immigrazione clandestina, ma è anche un problema interno dei diversi Stati, un problema politico e ovviamente di politiche di sicurezza. La tratta degli esseri umani infatti è un lucroso affare della criminalità transnazionale. E’ di questi giorni il varo di un "pacchetto sicurezza", come da diversi anni ormai si definiscono provvedimenti che tentano di rispondere a quel senso di malessere, di diffuso allarme, causato nell’opinione pubblica principalmente dagli episodi della cosiddetta "microcriminalità". E’ bene che il tema della sicurezza sia ormai trasversalmente presente alle forze politiche e nell’agenda delle politiche pubbliche. Anche qui però l’azione di contrasto, pur sempre più necessaria e doverosa ha efficacia solo se poggia su un tessuto di norme condivise, o più esattamente su una comune percezione di ciò che è bene e ciò che è male. Di qui bisogna cominciare e qui bisogna arrivare.