Nell’intervista rilasciata al Sir, il vicepresidente della Commissione Frattini afferma che per ora lo "spirito costituente" nell’Ue è accantonato. "Mi pare che tra gli Stati aderenti non ci sia nessuna voglia di tornare a discutere di regole, di riforme, di istituzioni. Si vogliono perseguire risultati che si tocchino con mano: nei campi dell’energia, dei cambiamenti climatici, dell’economia, così come nella lotta al terrorismo o nella tutela dei soggetti più deboli. Ciò è in sé positivo… Eppure questo pragmatismo toglie per ora ogni spazio alla questione costituzionale". Per quanto riguarda l’iter delle ratifiche al Trattato, il vicepresidente dell’Esecutivo non teme sorprese, visto che quasi tutti i paesi hanno deciso di ratificare il testo mediante voto parlamentare. Sulla domanda riguardante l’articolo 15b che definisce il dialogo strutturato tra Ue e comunità religiose, spiega: "È un fatto assolutamente positivo. In realtà un dialogo periodico e strutturato esiste già, nei fatti, con le Chiese e le fedi religiose; tale norma gli darà però valenza istituzionale. Sono convinto che questo sia un modo per assicurare che non cada il silenzio sulle radici cristiane dell’Europa".