"Credo che il successo del Trattato di Lisbona risieda nel fatto che si sia trovato un accordo unanime su argomenti molto delicati": Franco Frattini, vicepresidente italiano della Commissione Ue e responsabile del portafoglio Libertà, sicurezza e giustizia, chiarisce al Sir (intervista questa sera on line su old.agensir.it), i risultati raggiunti dal recente summit e i limiti del testo che riforma le istituzioni comunitarie. Tra le acquisizioni del nuovo Trattato, Frattini ricorda "la presidenza stabile del Consiglio Ue", l’ampliamento delle materie sottoposte a voto a maggioranza, "il rafforzamento della figura dell’Alto rappresentante per la politica estera". Segnala inoltre "l’accresciuto ruolo dell’Europarlamento" e il "valore cogente" assegnato alla Carta dei diritti fondamentali, nonostante le deroghe ottenute da Gran Bretagna, Irlanda e Polonia. Quali, invece, i limiti dell’accordo raggiunto sulle rive del Tago? "Manca chiarezza sulla politica estera. È vero che è stata rafforzata la figura dell’Alto rappresentante, ma nessuno si è preoccupato del fatto che l’Ue non ha una politica estera propria. In questo settore è stato mantenuto il voto all’unanimità, con l’evidente rischio di paralisi ogni volta che si dovranno assumere decisioni" comuni. (segue)