MYANMAR: AMNESTY CHIESTO IL RILASCIO DI SAN SUU KYI E DI 1.150 PRIGIONIERI POLITICI

"Nel giorno in cui le Nazioni Unite celebrano il loro 62° anniversario, Daw Aung San Suu Kyi, leader della Lega nazionale per la democrazia, è entrata nel suo 12° anno di arresti domiciliari": inizia così la nota di Amnesty International Italia nella quale si chiede il rilascio della Premio Nobel per la Pace, di tutti i prigionieri di coscienza detenuti in Myanmar e la cessazione di ogni forma di tortura, repressione e eliminazione di dissidenti. Amnesty chiedi di "consentire l’ingresso nelle carceri a osservatori indipendenti e cessare di emettere condanne nei confronti di chi ha soltanto preso parte a manifestazioni pacifiche", dichiara Irene Khan, segretaria generale dell’organismo. Nel testo si parla della "prolungata detenzione, in condizioni deplorevoli, di oltre 1.150 prigionieri politici, di continui arresti di figure di primo piano dell’opposizione, di esecuzioni extragiudiziali, amplissimo uso della tortura". Questi e altri interventi sono definiti "crimini contro l’umanità" e secondo Amnesty "l’accesso di osservatori indipendenti e di organizzazioni internazionali per i diritti umani continua a essere vietato in molte parti del paese".