Solo "una cultura e una prassi della partecipazione" possono essere "l’antidoto indispensabile per motivare una forma di reciprocità aperta, dilatando la rete delle appartenenze e della cittadinanza, dall’ambito primario della famiglia a quello della società civile, fino a comprendere l’intera famiglia umana". Lo ha detto Luigi Alici, ordinario di filosofia morale all’Università di Macerata e presidente dell’Azione Cattolica, intervenendo oggi alla terza giornata della Settimana Sociale. Tutto ciò, ha proseguito il relatore, "senza dimenticare l’enigma inquietante di una fraternità ferita, ma anche senza rinunciare mai a dilatare instancabilmente le frontiere dell’inclusione, in una sana dialettica di amore e giustizia". È da questa "doppia cittadinanza", secondo Alici, che per i cattolici deriva "un’intera gamma di virtù sociali, dalla sobrietà dei consumi alla sincerità del dialogo e alla generosità della cooperazione". Alle nuove generazioni, dunque, va trasmesso "l’alfabeto dell’essere e del bene": a partire dalla vita e dalla pace, "i due pilastri irrinunciabili" per "un habitat educativo degno e accogliente per la persona umana". A patto, però, di "liberare i valori della vita e dalla pace da ogni interpretazione utilitaristica" o ideologica e da impedire "a una sana dialettica democratica di soccombere al gioco destabilizzante delle delegittimazioni reciproche".