La difesa dell’uomo assume, per il card. Ruini, "un rilievo concreto che cresce esponenzialmente adesso che diventa possibile la sua trasformazione attraverso le biotecnologie. Non dobbiamo temere, insistendo in questa difesa, di essere di nuovo in ritardo sui tempi. In primo luogo non si tratta infatti, per la fede cristiana e per la Chiesa, di un’opzione provvisoria e rinunciabile". In realtà nell’incarnazione di Cristo e, conseguentemente, nell’unione dell’uomo con Dio, "nella persona del Figlio", sta "la ragione di fondo per la quale la grandezza dell’uomo, insieme alla sua fragilità, la sua collocazione storica ma anche escatologica, non possono essere considerate semplicemente come un assunto teologico modificabile e ridimensionabile a seconda degli sviluppi storici, come lo sono invece altre affermazioni teologiche che pure sono apparse per lungo tempo indiscutibili". Oggi, l’approccio scientifico-tecnologico all’uomo "tende a considerare l’uomo come un ‘oggetto’": si potrebbe parlare di "a-umanismo", lecito dal punto di vista metodologico, ma non quando diventa "contenutistico" cioè quando "si considera quella scientifico-tecnologica come l’unica forma di conoscenza del nostro essere che sia davvero valida e universalmente proponibile, negando o comunque dimenticando che l’uomo è anzitutto e irriducibilmente ‘soggetto’". (segue)