Tra i generi televisivi che vanno per la maggiore, campeggia "l’info-tainment" (informazione più intrattenimento), o meglio la "televisione dell’intimità", basata sulla "proiezione sul privato", ossia la presenza o meno di domande, riferimenti, stimoli, riguardanti la sfera privata (relazionale, intima) rivolte dal conduttore-intervistatore all’ospite: "una sorta d’intrusione nel vissuto biografico e in tutta la sfera persona, non solo riguardo all’ambito affettivo e familiare", è il commento dell’indagine. Di fronte alla "televisione dell’intimità", che ha messo in scena a partire dagli anni Novanta "la vita privata delle persone comuni", cioè "le discussioni familiari, i pettegolezzi, i conflitti, i segreti dell’alcova, le doppie vite, l’obesità, l’anoressia, l’alcolismo e le droghe, il primo amore, il suicidio degli adolescenti", il giovane spettatore "può far propria l’idea che tutto è possibile, che il livello di significazione personale consiste nell’inscenare la sfera della privacy, che deve poter diventare di pubblico dominio senza preclusioni, senza incertezze io indugi morali, esitazioni o tentennamenti". Di fronte a tale "costante aprirsi di scenari possibili" – è una delle conclusioni della ricerca – i giovani possono sentirsi "inadeguati", finendo per chiedersi "che fare della propria quotidiana ‘normalità’, del proprio corpo, delle proprie insicurezze e indecisioni, delle proprie paure".