"La controversa misura adottata dal governo francese desta certamente preoccupazione. E’ evidente che il Paese si trova nella condizione di dover introdurre misure che aiutino ad individuare quei casi in cui lo strumento del ricongiungimento familiare è utilizzato impropriamente. E’ pur vero, però, che affrontare un tema così delicato, come quello della famiglia, attraverso il test del Dna rischia di essere riduttivo e pericoloso". Lo afferma al Sir Oliviero Forti, responsabile dell’Ufficio Immigrazione della Caritas Italiana, commentando la nuova legge sul controllo dell’immigrazione approvata, nei giorni scorsi, dal Senato francese (176 sì, 138 no e 9 astensioni) e che prevede il possibile ricorso al test del Dna per ottenere il ricongiungimento familiare per gli immigrati. Per Forti si tratta "sempre del vecchio problema di come contemperare norme a tutela degli interessi di un grande paese di immigrazione con quelle di chi, giustamente, vede in questa operazione un’insopportabile intromissione nella propria privacy". "Siamo convinti aggiunge il rappresentante della Caritas Italiana – che esistono strumenti meno invasivi e certamente meno onerosi visto che la prova genetica sarebbe a carico del richiedente il visto, e presumibilmente ad un costo di qualche centinaio di euro".