Eppure "nessuna volontà di ripresa può essere efficace" senza "una coscienza vigile e viva di appartenere ad una comunità, di possedere un’identità". In mancanza di questa coscienza, ha ammonito il card. Caffarra, "esisterà solo la cura del proprio interesse individuale o di categoria", e questa è "la radice principale della disgregazione della società". "L’appartenenza ad una comunità, ad un’identità civile ha sottolineato non si riduce all’iscrizione del proprio nome nei registri dell’anagrafe", bensì risiede nella "condivisione dei beni umani fondamentali". "Su ciò che riteniamo essere decisamente importante per una buona vita umana ha precisato ci dobbiamo trovare tutti in accordo". E due sono gli "eventi spirituali" che richiamano l’appartenenza e il senso del bene comune: tradizione ed educazione. "Sradicarsi dalla nostra tradizione progettando una sorta di patto di convivenza da sottoscrivere dimenticando o mettendo fra parentesi tutto ciò che definisce la nostra vita e la nostra persona, così come la vita e la storia della nostra città, significa metterci su una strada che porta alla totale disgregazione", ha nuovamente ammonito, invitando a "riflettere seriamente" su "ciò che nei mesi scorsi è accaduto nella nostra città riguardo ad uno dei tratti distintivi della sua identità, la devozione alla Beata Vergine di san Luca". (segue)