Pubblichiamo la nota SIR di questa settimana.
Il Papa invita ad "allargare gli orizzonti", ma forse è più semplice rimpicciolirli. Alcuni scomposti attacchi contro la Chiesa sui giornali o in tv, rinnovati in questi giorni, fanno pensare proprio a questo, ad un riflesso di chiusura, ad un pervicace rifiuto, a vecchi quadri (i soldi, il sesso) in fin dei conti ideologici. Ci sia un "disegno", come qualcuno ritiene o sia semplicemente un ciclo anti-cattolico che si ripropone appunto periodicamente, quasi come stracco riflesso condizionato di un certo modo di fare comunicazione o di costruire l’agenda della pubblica discussione, su questi episodi bisogna riflettere.
Nel merito in particolare alla paginata di "Repubblica" sulle presunte ricchezze e i privilegi della Chiesa in Italia hanno autorevolmente risposto le cifre e le leggi. Basta questo per considerare la questione chiusa. Ma sul metodo non si può non pensare che qualcuno pensi di "intimidire", di lanciare, per articolo giornalistico interposto, messaggi più radicali. Quasi che, tentando di mettere nell’angolo l’interlocutore, si voglia evitare il confronto. E non si tratta di un confronto di poco conto: si tratta della questione del nostro presente e del nostro futuro, del senso non solo della vita individuale, del destino di ciascuno di noi, ma del nostro orizzonte di sviluppo sociale e civile. È il tema dei "valori non negoziabili", di quello che compagina la nostra società, il nostro ethos collettivo, come si dice con una espressione un po’ tecnica, ma chiara.
Ebbene il Papa – tanto Benedetto XVI, quanto il suo grande predecessore – non ha nessuna remora a dire le cose come stanno, ad indicare con pazienza e con pervicacia, una bussola, che ha in fin dei conti il nome stesso di Dio: "Deus caritas est". Una presenza di amore nella vita individuale e collettiva, che diventa inevitabilmente anche analisi, giudizio e dunque proposta, che implica dei "sì" e dei "no".
Questo può dare fastidio e può spiegare gli attacchi che periodicamente si ripropongono nei media. Ma è un gioco alla fine inutile. È evidente che la Chiesa non si può fare "intimidire": proprio perché, quando parla, non parla per un proprio vantaggio, né per un tornaconto in termini di potere o di denaro, ma semplicemente per coerenza con la propria missione. Il rischio di un certo vecchio laicismo allora è quello dello stallo, dell’inutile conflittualità, della somma zero, di una deriva nichilista della cultura e del dibattito pubblico.
Per questo, il Papa rinnova il suo appello ad aprire, ad allargare i cuori e la razionalità, cosicché ci sia spazio per tutti gli uomini di buona volontà, per tutte le azioni positive. Di questo, di questa responsabilità collettiva c’è oggi tanto bisogno. Questa è la strada di un cattolicesimo di popolo che si spende nella vita quotidiana e respinge al mittente, con serenità e fermezza, ogni provocazione ideologica.