"Tutti noi si legge nel messaggio – siamo molto preoccupati per l’attuale situazione e agitazione in corso nel Paese". L’appello è stato fatto in coincidenza con la visita, attualmente in corso dell’inviato delle Nazioni Unite Ibrahim Gambari, che ha incontrato il premio Nobel Auns San Suu Kyi, agli arresti da quasi 12 anni, e domani avrà un colloquio con il generale Than Shew. Nel frattempo i 600.000 cattolici del Paese pregano nelle Chiese "per il bene della nazione" e alcuni di loro, soprattutto studenti e universitari, hanno sfilato al fianco di monaci e manifestanti, secondo quanto riferito da "Asianews". Ma le notizie frammentarie e le testimonianze che arrivano da Myanmar non sono rassicuranti: si parla di rastrellamenti e uccisioni nei monasteri, arresti di monaci bambini, controlli e perquisizioni. Le cifre, anch’esse difficili da confermare, parlano di 700 monaci arrestati e 500 persone in tutto il Paese e almeno 9 (ma i media e le fonti diplomatiche parlano di almeno 200) uccise dall’esercito. Il settimanale italiano "Vita" racconta che "la schiera di monaci che manifesta per le strade è composta prevalentemente da novizi che, terminata l’esperienza in monastero, torneranno alla propria realtà quotidiana, costellata dalle enormi difficoltà conseguenti al vivere piegati da una dittatura militare".