Nonostante le pressioni internazionali e le manifestazioni di piazza che durano ormai da 10 giorni, in Myanmar, "il regime dei generali è ancora molto forte". Ne è convinto Régis Anouil, caporedattore dell’agenzia di stampa "Eglises d’Asie" (con sede a Parigi), specializzata nell’informazione sul continente asiatico. Secondo il giornalistica francese, "al di là della figura di Aung San Suu Kyi (leader della Lega nazionale per la democrazia e premio Nobel per la pace, ndr), sembra che l’opposizione non sia organizzata, anche a causa della repressione attuata in questi anni. Anche il partito della San Suu Kyi esiste solo sulla carta e gli oppositori sono solamente all’estero". Ad oggi "manca una struttura per incanalare in senso politico le dimostrazioni popolari. Non ci possono essere molte speranze ribadisce Anouil sul fatto che un apporto positivo venga dalle minoranze etniche in lotta con il regime di Yangoon, che costituiscono circa il 20% della popolazione. Al momento, gli unici attivi contro la giunta sono i Cariani, seppur divisi al loro interno tra cristiani e buddisti, una separazione fomentata dai servizi segreti di Yangoon. Le altre minoranze etniche hanno firmato patti e accordi con il regime, e quindi non è pensabile un loro coinvolgimento fattivo nell’opposizione". (segue)