"Occorre chiamare le cose col loro nome. Siamo davanti a pratiche eugenetiche escluse sia dalla L. 194 che dalla L. 40. Si abbia il coraggio e la lealtà di usare questo termine e di dire che solo chi è sano ha il diritto di vivere": lo scrive una nota diffusa questa mattina dalla diocesi di Cagliari, a proposito del pronunciamento di un giudice cagliaritano in tema di diagnosi reimpianto. Secondo la nota, "il presunto diritto di avere non un figlio ma ‘il figlio che decido io’ si coniuga con logiche di selezione genetica e quindi con pratiche eugenetiche". Inoltre, aggiunge la nota, "la legge 40 viene la diagnosi genetiche reimpianto anche se non la menziona espressamente". "Lo spirito della legge è la destinazione alla nascita di ogni embrione generato in provetta. Se il giudice prosegue la nota pensa, sebbene in buona fede, di poter sentenziare senza attenersi alla lettera e allo spirito di un codice rischia di aprire le porte al puro soggettivismo giuridico. E a quel punto è inutile sia il Parlamento che la Magistratura". Nella nota si annuncia che domenica dalle pagine del giornale diocesano "Il Portico" l’arcivescovo si rivolgerà direttamente ai fedeli su questo tema.