MYANMAR: MONS. BRESSAN, "NON POSSIAMO RESTARE IN SILENZIO"

"Non possiamo restare in silenzio davanti alla protesta di migliaia di monaci, che lottano pacificamente per mettere fine alla dittatura che reprime da 45 anni il loro Paese, affamando la popolazione". Le notizie che giungono dalla Birmania (oggi Myanmar) riportano l’arcivescovo di Trento, mons. Luigi Bressan, agli anni Novanta, quando era delegato apostolico nel Sud-est asiatico. "Ho avuto modo di visitare il Paese una quarantina di volte – racconta al settimanale diocesano (Vita Trentina) – girandolo in lungo e in largo. Ho incontrato Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace, nel 1996: in quell’occasione manifestò il desiderio che i cattolici appoggiassero il cammino verso la democrazia". Le comunità cristiane, sistematicamente represse, costituiscono una minoranza che raggiunge il 4-5%: "Qua e là – aggiunge mons. Bressan – qualche vescovo ha saputo trovare la forma per far sentire la propria voce, ma prevale il timore delle ritorsioni sulla gente. Ho visto con i miei occhi persone in catene; si viene gettati in prigione con facilità e altrettanto fatalmente dimenticati…". (segue)