"Diverso", invece, "il clima che si respira nel mondo dei cronisti", per i quali, sottolinea Anzani, "l’odore del marcio" rende molto "in attenzione e vendita". Eppure, afferma, "non si possono ‘sparare’ notizie false, e neppure notizie falsamente reputate vere senza una diligente verifica", e "neppure dietro a una certificata verità può dilagare" la pubblicità di notizie "che infangano l’onore di una persona, se non vi corrisponde una esigenza pubblica di averne racconto". Per il magistrato, "nelle vicende di Firenze e Siena" le cronache "hanno detto il falso dicendo ‘indagato’ chi indagato non era e non è, fino a costringere il Pm a intervenire con pubblica smentita. Hanno propalato notizie raccolte dentro il segreto istruttorio" e "hanno dato enfasi da grancassa a voci raccolte su un contorno schifoso di gesti perversi" in sé "estranei ad ipotesi di reato". "Non è questo che la giustizia vuole. La giustizia, dentro il suo alveo diritto, farà il suo corso. Fuori dall’alveo, dove il fango mediatico si è fatto palude, si è già consumata l’ingiustizia, e conclude – si contano le vittime, comunque vada a finire".