"Una preziosa opportunità per tenere alta nelle diocesi la sensibilità missionaria, sottolineando la centralità dell’annuncio nell’azione evangelizzatrice e riconfermando la tradizionale preferenza per gli ultimi". Così i vescovi italiani definiscono i "fidei donum", nel comunicato finale del Consiglio permanente della Cei, diffuso oggi. Riferendosi alla Nota approvata in occasione dei cinquant’anni dell’Enciclica di Pio XII "Fidei donum", i vescovi italiani ricordano che l’invio di sacerdoti diocesani in territori di missione "coinvolge attualmente l’1,6% circa del clero secolare italiano, mentre si è progressivamente accresciuto il numero di missionari ‘fidei donum’ laici". In questi 50 anni, "si è quasi del tutto conclusa la fase pionieristica": oggi, infatti, i fidei donum "operano in realtà ecclesiali dotate di clero indigeno, con una propria sensibilità e un progetto pastorale definito". Di qui la necessità che "chi parte coltivi la capacità di comunione e di scambio e la disponibilità a inserirsi vitalmente in una Chiesa locale, accettando la duplice appartenenza alla Chiesa che lo invia e a quella che lo accoglie, e quindi la temporaneità del suo servizio". Nel comunicato, si registra anche "l’interesse sincero per la Bibbia non solo tra i credenti, ma anche tra quanti si dicono in ricerca".