"L’Europa si è riempita la bocca per anni con la parola dialogo, oggi dialogo interculturale. Adesso non basta più la retorica delle buone intenzioni, quello che c’era da dire è stato detto. Bisogna passare ai fatti, dialogare davvero con l’altro e creare le condizioni perché il dialogo sia possibile". Lo ha detto Nathalie Galesne, di Babelmed, rivista online dedicata interamente alle culture mediterranee, intervenendo al colloquio internazionale sull’identità europea e la sfida del dialogo interculturale, in corso a Lussemburgo. Per realizzare il dialogo in modo paritario bisogna ridurre "i disequilibri sociali, economici e di mobilità che ci separano dai nostri vicini". Un compito difficile, complicato dalla deriva culturale dell’Europa che "ha visto cadere la sua credibilità di portatrice di grandi principi universali che permettono di federare l’umanità intorno a una concezione dell’uomo per cui la sua dignità è uguale sempre e ovunque, indipendentemente dalle diversità linguistiche, religiose, etniche, sociali. Dopo la caduta del Muro di Berlino il suo universalismo è morto a vantaggio delle concezioni identitarie e del relativismo culturale che lascia intendere che alcune culture sono superiori ad altre". In Europa si è affermata una visione etnico-culturale e paradossalmente oggi "la mondializzazione tecnico-economica si rivela essere una balcanizzazione politico-culturale". (segue)