"Occorre recuperare e rilanciare al più presto un rapporto più sistematico e fecondo tra politici e intellettuali": questo l’auspicio di Ján Figel’, commissario europeo per la formazione e la cultura, al colloquio su "Identità europea e dialogo interculturale" in corso oggi e domani all’Abbazia di Neumünster in Lussemburgo, per iniziativa del Centro culturale italiano e dell’Istituto Werner di Lussemburgo, dell’Istituto Maritain e della Fondazione Schuman. La distanza tra cultura e politica, ad avviso di Figel’, "non aiuta la crescita di un’Europa che costruisce il proprio futuro su una unità fatta di diversità". Quando si parla di unità, ha continuato Pietro Adonnino, presidente dell’Istituto internazionale Jacques Maritain, occorre "tener conto che nel richiamare i caratteri unitari dello sviluppo culturale si deve intendere la ricerca di ciò che é comune, non certamente l’ignoranza e ancor meno la distruzione di ciò che è specifico alle diverse realtà culturali europee". "Il ridimensionamento o la distruzione di queste specificità ha affermato ancora Adonnino – non contribuirebbe allo sviluppo unitario ma, alla fine, costituirebbe un ostacolo perché stimolerebbe delle azioni contrarie e, in ogni caso, affievolirebbe o eliminerebbe la vivacità della discussione che costituisce la premessa di ogni crescita".