"E’ la confusione, oggi, che genera incertezze e paure" e "questo senso di spaesamento ha a che fare con la crescente difficoltà che le istituzioni hanno nell’essere il punto che aiuta e porta a maturazione le esigenze del bene comune". In un’intervista al Sir, Mauro Magatti, preside della Facoltà di sociologia dell’Università Cattolica, si dice d’accordo con l’analisi del presidente della Cei, mons. Angelo Bagnasco, nella prolusione tenuta ieri in apertura dei lavori del Consiglio permanente, sul rapporto fra cattolici e politica. Magatti sottolinea l’incapacità del sistema politico italiano di "fare i conti" con "la tradizione cattolica molto profonda" del Paese, rispetto alla quale "gli schieramenti politici, da una parte e dall’altra, vanno continuamente in corto circuito". È proprio il disconoscimento della "maggioranza silenziosa" a produrre, per il sociologo, "la distanza tra la politica e il Paese". In Italia vi è una "tradizione cattolica radicata" e, al tempo stesso, "viva e capace di generare proposte positive". Di qui l’auspicio che i cattolici escano "dalla sindrome del complesso di inferiorità" per esprimere "in modi, forme e luoghi diversi" questa tradizione.