"Nella fede è presente un contenuto razionale condivisibile tra credenti e non credenti, ma vi è anche un qualcosa che va rispettato nella sua assoluta irriducibilità alla dimensione puramente razionale, mondana e sociale"; al tempo stesso "alla religione va riconosciuta una rilevanza pubblica che deve impedirne la reclusione nel ‘mortificante privato’ delle coscienze". Roberto Gatti, docente di filosofia politica all’Università di Perugia, sintetizza in questi termini al SIR la posizione del filosofo tedesco Jürgen Habermas, che oggi pomeriggio apre a Roma (Sala della Protomoteca in Campidoglio) con una sua riflessione il convegno "Religione e politica nella società post-secolare". Promosso fino al 15 settembre dalla Sifp (Società italiana di filosofia politica, www.sifp.it), in collaborazione con le Università di Roma Tor Vergata e RomaTre, e con il Centro di studi americani, l’incontro intende "ripensare in un contesto nuovo la separazione tra religione e politica, un contesto nel quale la ragione laica sappia ascoltare con rispetto la voce della fede", spiega Gatti. (segue)