I partecipanti al convegno di Roma chiedono e si impegnano a lavorare per "una giustizia che ripari e protegga", che "provveda alla compensazione delle vittime e di coloro che sono dimenticati dall’attuale sistema giudiziario", che "coinvolga la comunità nel processo di riabilitazione, attraverso la reintegrazione della vittima e dell’offensore nella comunità". La Commissione riconosce e ringrazia i ministri della pastorale penitenziaria in molti Paesi che, "nonostante le limitazioni e gli innumerevoli problemi, sono capaci di lavorare per una giustizia autentica, per la libertà, la pietà, la riconciliazione e la speranza, rendendo l’amore di Dio visibile. Tutti loro offrono supporto spirituale si legge nella dichiarazione finale – nutrono la fede dei prigionieri nel Vangelo e nei sacramenti della Chiesa, rispondendo ai loro bisogni materiali e provvedendo all’assistenza legale per la salvaguardia dei loro diritti fondamentali mentre trasformano il tempo in prigione come tempo di Dio". Dopo aver citato gli interventi di Giovanni Paolo II e le parole di Benedetto XVI, la Iccppc sottolinea che il "ministero nelle prigioni è una parte essenziale del ministero della pastorale della Chiesa fino dai suoi esordi": "Noi siamo consapevoli del fatto che visitare e liberare i prigionieri è una espressione dell’amore di Dio e una chiara manifestazione della sua stessa essenza".