GIOVANI: EFREM MUSUNDI (RWANDA), "LA NOTTE IN CUI UCCISERO MIO PADRE"

“Non possiamo essere liberi se non perdoniamo alle persone che ci hanno fatto del male”. E’ il messaggio che Efrem Musundi, giovane rwandese sopravvissuto ai massacri fratricidi che hanno insanguinato il suo Paese nel 1994, ha trasmesso oggi pomeriggio ai partecipanti all'”Agorà dei giovani del Mediterraneo”, in corso a Loreto. “Dopo momenti difficili è possibile ricominciare e rifarsi una vita – ha sottolineato – ma con l’aiuto del Signore, non alimentandola con l’odio e la vendetta”. Musundi, all’epoca sedicenne, negli scontri tra hutu e tutsi vide morire il padre e i nonni, e per anni perse le tracce degli altri familiari: la mamma, quattro fratelli, due sorelle e diversi cugini. “La notte in cui uccisero mio padre – ha ricordato – scappai nella campagna, e per un mese rimasi nascosto. In qualunque momento potevo essere trovato e ucciso, e pensavo: ‘Se mi prendono spero che mi sparino’. Ma avevo voglia di sopravvivere, e per questo non persi le speranze”. (segue)