"I carcerati ha proseguito il Papa sono facilmente oppressi da sentimenti di isolamento, vergogna e rifiuto che finiscono per frantumare le loro speranze e aspirazioni per il futuro". In questo contesto, i cappellani e i loro collaboratori "sono chiamati ad essere messaggeri dell’infinita compassione e perdono di Dio". "In collaborazione con le autorità civili", l’appello del Papa, i cappellani e gli operatori pastorali delle carceri sono chiamati al "difficile compito di aiutare i carcerati a riscoprire una motivazione di senso in modo che, con la grazia divina, possano ricostruire le proprie vite, riconciliarsi con le loro famiglie e, nei limiti del possibile, assumere le responsabilità e i doveri che li rendano capaci di condurre vite rette e oneste all’interno della società". "Pazienza" e "perseveranza" anche nelle "frequenti delusioni e frustrazioni": queste le doti richieste dal Santo Padre a chi si impegna in tale ambito pastorale, dove un valido aiuto è rappresentato dalla "partecipazione regolare" dei detenuti all’Eucaristia e al sacramento della penitenza. Il Papa ha concluso incoraggiando gli "sforzi" dei cappellani e dei loro collaboratori, esortandoli a "promuovere un maggior rispetto della dignità dei condannati".