"Il vile attentato" nei confronti di don Giuseppe Giovinazzo rappresenta anche un attentato "contro le speranze" di reinserimento sociale e di integrazione lavorativa" degli ex detenuti del progetto "Potamos" della Cooperativa Valle del Bonamico e dell’associazione "Nuova Evangelizzazione". E’ quanto si legge in una nota degli stessi ex detenuti dopo il danneggiamento dell’autovettura del sacerdote avvenuta ieri notte. "Noi si legge nella nota nella quale esprimono solidarietà al sacerdote e alla chiesa di Locri – abbiamo intrapreso un percorso di rieducazione alla legalità con grande convinzione e non senza difficoltà dopo aver scontato per intero la nostra pena in carcere: per questo vogliamo riscattare la nostra esistenza da un passato di sofferenza per approdare ad un impegno serio ed onesto con il lavoro al servizio del bene comune. Tutti noi siamo stati liberati da pesanti catene, ma siamo avvolti da altri legacci, quelli di una parte della società che, a motivo di pregiudizi, ci isola dal contesto sociale, facendoci ritrovare soli". Gli ex detenuti ricordano le parole del vescovo Giancarlo Bregantini che "ci insegna che il lavoro è il vero antidoto alla mafia". "Diciamo quindi concludono – basta alla violenza ed alle intimidazioni. Noi, che abbiamo pagato il nostro conto con la giustizia, vogliamo credere in chi rieduca chi ha sbagliato, aprendo i cuori alla speranza".