ABORTO: BOSCIA (MEDICI CATTOLICI), "PORRE DEI LIMITI ALLA PRATICABILITÀ"

"Gli articoli 6 e 7 della legge 194 consentono l’interruzione volontaria della gravidanza dopo i primi 90 giorni a due condizioni: quando è a rischio la vita della madre; quando gravi anomalie e malformazioni fetali possono incidere gravemente sulla salute fisica e psichica della madre, cioè solo quando vi sia rischio per la vita della madre". Lo ricorda Filippo Boscia, vicepresidente dell’Associazione Medici Cattolici Italiani (Amci), in una nota inviata oggi al Sir sul caso delle due gemelline abortite a Milano. "L’aborto tardivo – osserva Boscia citando appunto il caso delle due gemelline, di cui una down – non può continuare ad essere invocato per le anomalie e malformazioni fetali: l’aborto eugenetico non è previsto nella legislazione italiana". E’ il termine cronologico, per Boscia, che "deve essere rivisto e fissato in relazione alla possibilità di vita autonoma del feto". Un problema, questo, che "va emergendo non solo in Italia, ma anche all’estero, indotto dallo straordinario progresso delle tecniche di rianimazione neonatale che fanno registrare la sopravvivenza dei feti di 22-23 settimane di età stazionale dopo l’Ivg". Di qui la necessità di "modifiche alla legge 194", tramite "una normativa che ponga dei limiti temporali alla praticabilità" degli aborti.