Il "filo rosso" delle parole del Papa a Loreto, in risposta alle domande dei giovani, per mons. Miglio "è stato che ognuno è importante agli occhi di Dio, anche il più piccolo, quello che apparentemente conta di meno". Proprio in questo sta la differenza tra la visione del bene comune che fa da sfondo alla prossima Settimana sociale e l’accezione corrente del termine. "Per il cristiano spiega il vescovo – il bene comune è il bene di tutti e di ciascuno, il bene cioè che tiene conto di ciascuna persona, non solo il bene della società. Per la mentalità corrente, invece, in genere il bene comune è una sorta di ‘bene totale’, fatto di bilanci, di statistiche, incapace di guardare a quanti sono o possono essere penalizzati da tale visione". A Loreto, aggiunge Miglio, il Papa "ha insistito molto sul problema delle periferie, quasi a voler suggerire che è importante che il bilancio che lo Stato sia positivo in termini economici, ma il vero problema è far sì che le periferie diventino ‘centri’: è questo che cambia la prospettiva". In altre parole, il Papa ha chiesto alle nuove generazioni di "intraprendere la ‘via del coraggio’, l’impegno a lavorare per cambiare il mondo e costruire una società più giusta", per essere "operatori del cambiamento attraverso un impegno più diretto nei vari ambiti della società, all’insegna del primato dei poveri e degli ultimi".