Nelle risposte ai giovani durante la veglia del 1° settembre nella piana di Montorso si è visto con chiarezza che Benedetto XVI riesce ad andare incontro ai ragazzi, che avvertono, con inquietudine, "il silenzio di Dio"… "Già prendere sul serio, come fa questo Papa, che c’è un silenzio di Dio è un modo di stare vicino agli uomini", osserva Giuseppe Savagnone, editorialista di diverse testate cattoliche. "Benedetto XVI ha mostrato di non dare per scontato che le parole della Chiesa possano sostituire l’esperienza di questo silenzio, anzi, in un certo senso, che la Chiesa deve accettare umilmente che si trova in una società dove il silenzio di Dio è più assordante, più forte delle sue parole". Ma, aggiunge Savagnone, "proprio a partire da questa umiltà, la Chiesa può parlare con dei giovani che sentono drammaticamente il vuoto di Dio. È bene non dare per scontato che tutto quello che gli uomini dicono oggi è follia, è allontanamento colpevole: c’è un silenzio di Dio. E questo silenzio deve essere preso sul serio, non demonizzato, come a volte, invece, purtroppo accade nel nostro modo di atteggiarci verso i non credenti, che sono persone che spesso vivono un vuoto". "La Chiesa conclude Savagnone – deve essere capace di prendere sul serio questo vuoto, prima di tentare di riempirlo con le sue parole".