Si tratta, però, di un sostegno con riserva. "Come il recente referendum sul Trattato di Lisbona suggerisce – ha avvertito Brady – almeno alcuni che erano in passato entusiasti nei confronti degli obbiettivi dell’Unione Europea, si trovano oggi a disagio. Le ragioni di questo disagio sono complesse", ma secondo il porporato si possono ricondurre alla "perdita di memoria cristiana" che si percepisce nelle istituzioni e politiche europee. La Chiesa guarda con preoccupazione a quell’atteggiamento "pragmatico prevalente" nell’Unione europea che trova il suo compromesso sui valori essenziali dell’uomo della morale e della società "sulla base del più basso comune denominatore". "Questo approccio commenta Brady finisce per negare ai cristiani il diritto di intervenire nei dibattiti pubblici". "Lo stesso ha proseguito il cardinale – può essere detto per le posizioni prese in merito alla ricerca sulle cellule staminali, lo statuto delle unioni omosessuali, il primato della famiglia fondata sul matrimonio, la cultura della vita. La cultura prevalente e l’agenda dell’Unione Europea sembrano essere guidate più dalla tradizione secolare che dalla memoria ed eredità cristiane che appartengono alle ampia maggioranza degli Stati membri". Il cardinale conclude avvertendo: "Senza rispetto per la propria anima e memoria cristiana, il progetto europeo perderà coesione sociale".