” “Per il sacerdote che ha costituito diverse cooperative di giovani, oggetto lo scorso anno di alcuni danneggiamenti – da questa catena che "ci opprime potremo finalmente uscire se anche i mafiosi si convincono della bontà della legalità e della giustizia ed incominciano a fare la loro parte". Da qui l’invito ai giovani a "non farsi imbrogliare dalla ndrangheta" perché "la mafia, disse un giorno don Italo Calabrò, può forse darvi soldi, donne, macchine blindate, se riuscite a fare carriera nelle cosche. Ma una cosa ve la procura certamente e rapidamente: la morte. E ai boss della mafia dico: fatela finita. E faccio mio anche per voi l’appello di don Calabrò: se per voi non è più possibile tirarvi fuori evitate almeno che ci entrino i vostri figli ed io aggiungo, i figli degli altri". Mons. De Masi ricorda poi l’attentato, lo scorso anno, alla Cooperativa "Valle del Marro" e l’impegno dei giovani a "non abbassare la guardia": "credo che i ragazzi hanno mantenuto fede a quell’impegno, grazie anche alla risposta dello Stato che ha colpito duro e grazie soprattutto alla solidarietà di tanti giovani e di tante realtà che concretamente si sono stretti attorno a loro". "Anche qualche figlio di mafioso afferma mons. De Masi – della nostra Piana si sta dichiarando ormai stanco della violenza omicida e cosciente che il cognome che porta gli pesa non poco, ha chiesto aiuto per cambiare strada".