Urbanizzazione e migrazione non possono essere misurati solo su base economica ma devono avere al centro la persona umana con i suoi bisogni. E’ in sintesi quanto ha detto mons. Celestino Migliore, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, intervenendo lo scorso 9 aprile a New York, alla 41° sessione del consiglio economico e sociale della Commissione sulla popolazione e lo sviluppo. Nel suo discorso, reso noto oggi dalla Sala Stampa vaticana, mons. Migliore ha invitato a "guardare i motivi che portano le persone a migrare. L’urbanizzazione della popolazione mondiale offre nuove opportunità di crescita economica. L’accesso a salari migliori, al servizio sociale, a scuole, acqua, sanità, trasporti e comunicazioni spingono a spostarsi dalle zone rurali alle grandi città". Questo movimento, a sua volta, genera altre sfide e problemi: da una parte "la crescita del numero di persone, circa 840 milioni nel mondo, che vivono negli slum delle mega città in estrema povertà" e dall’altra "le difficoltà cui devono fare fronte le comunità rurali, specie quelle dei Paesi in via di sviluppo". Tra queste, ha ricordato il nunzio, "675 milioni di persone non hanno ancora accesso all’acqua potabile e due miliardi non hanno cure sanitarie di base". Da qui l’appello alla comunità internazionale ad agire.