La sede dell’Onu a New York è come "un focolare domestico", e il personale di diverse culture e nazionalità costituisce "un microcosmo del mondo intero, in cui ogni singola persona reca un contributo indispensabile dal punto di vista del suo particolare patrimonio culturale e religioso": con queste parole Benedetto XVI si è rivolto oggi allo staff delle Nazioni Unite, che ha incontrato durante la sua visita al Palazzo di Vetro. Il Papa ha fatto una analogia tra la sede dell’Onu e lo Stato della Città del Vaticano, riguardo "all’ordine di grandezza" rispetto alla "missione vasta" da svolgere nel mondo "per promuovere la pace e la giustizia". Ammirando le opere artistiche esposte, con le "immagini degli effetti della guerra e della povertà" il Papa ha ricordato "il dovere di impegnarci per un mondo migliore". Ma soprattutto, ha reso omaggio a tutti quei "civili e custodi della pace" che in tutto il mondo hanno "sacrificato la vita sul campo per il bene dei popoli", 42 operatori nel solo 2007. Il Papa ha ricordato anche "la grande moltitudine di quanti dedicano la vita a lavori mai sufficientemente riconosciuti, svolti non di rado in condizioni difficili". Come nel discorso all’Assemblea generale, ha sottolineato poi la "responsabilità di proteggere", che "comincia ad essere riconosciuta come la base morale per il diritto di un governo ad esercitare l’autorità".