DOPO IL VOTO: "USCIRE DALLA TRANSIZIONE"

Pubblichiamo la nota SIR di questa settimana.

Hanno votato numerosi gli italiani, per le politiche 2008, l’80,4%, con una flessione tutto sommato fisiologica rispetto a due anni fa. Due risultati spiccano. Il primo era sostanzialmente atteso: vince la coalizione del Popolo delle libertà, con chiara affermazione, superiore alle previsioni. Il secondo è invece una sorpresa: la sinistra "arcobaleno" non riesce ad entrare né al Senato, né alla Camera, perdendo assai più della metà dei voti. Cosa questo possa significare nel complesso spazio della sinistra, anche in relazione alle prospettive del Pd, che beneficia di uno "scivolamento" da sinistra senza crescere al centro, attiene alla questione dell’evoluzione del quadro politico che certamente questi risultati propongono in termini accelerati. L’Udc perde qualcosa alla Camera, ma centra anche l’obiettivo di entrare al Senato, sia pure con un presidio simbolico. Ottengono un buon risultato le due forze coalizzate con le due maggiori, tanto la Lega, che sfiora i risultati eclatanti del 1992, che l’Italia dei Valori, che quasi raddoppia i voti. Il Popolo delle libertà supera la somma dei due maggiori soci fondatori. Anche il Partito democratico supera i dati dei suoi due soci fondatori, ma resta ben sotto la barra psicologica del 35%. Sull’evoluzione per semplificazione del sistema politico italiano, anche in relazione al referendum in calendario tra un anno, è da qualche mese appeso un chiaro cartello di "lavori in corso", con esiti aperti. Tuttavia più del sistema politico e dei connessi problemi di riassetto istituzionale, agli italiani, ormai è evidente, premono prima di tutto le questioni concrete. Tanto Veltroni che Casini hanno formulato a Berlusconi gli auguri per l’impegno che lo attende alla terza affermazione elettorale, la più netta dal 1994: è un segno positivo di fair play. In campagna elettorale è emerso con evidenza il dato di un Paese alla prova, in particolare sui temi economici. L’Italia infatti non solo è interessata, come tutti i principali partners, da una difficile congiuntura mondiale: è anche alle prese con le sue proprie tradizionali questioni di deficit di competitività, cioè insieme di coesione, solidarietà, identità e di efficienza, modernizzazione, due polarità che ogni democrazia avanzata deve tenere insieme. Si tratta di applicare in termini creativi l’antico principio classico della "convenientia": modernizzare dunque il Paese e insieme rilanciare la sua identità, i suoi valori, le sue strutture portanti, a partire dalla famiglia, grande risorsa che merita un convinto investimento. Il bilancio di tante famiglie infatti oggi è a rischio. Questo significa centrare l’obiettivo strategico di "uscire dalla transizione", che si rimpalla di legislatura in legislatura dall’inizio degli anni novanta. Di questa difficile sintesi che sta davanti alla nuova legislatura si è detto ben consapevole il vincitore. Dalla fine di aprile, con l’elezione dei presidenti delle Camere e la formazione del IV governo Berlusconi, le prime risposte.