"Risultati importanti sono stati raggiunti per quanto riguarda le necessità terapeutiche dei bambini e la prevenzione della trasmissione madre-figlio dell’Hiv", ha affermato il Direttore di UNaids Peter Piot: "Ma molto resta da fare per la prevenzione tra i giovani e gli adolescenti, se vogliamo produrre un cambiamento significativo nell’andamento della pandemia". Progressi sono stati ottenuti anche per quanto riguarda i tassi di iscrizione scolastica dei bambini che hanno perso entrambi i genitori a causa della malattia, benché i bambini colpiti dall’Aids siano più a rischio di abbandono scolastico e di impoverimento. Dal 2000-2001, in 11 dei 15 Paesi per cui si dispone di dati la percentuale di donne incinte sieropositive che ricevono farmaci antiretrovirali per ridurre il rischio di trasmissione del virus ai neonati è cresciuta del 60% tra il 2005 e il 2006, ma nonostante questo aumento si stima che solo il 23% delle donne incinte sieropositive ricevano antiretrovirali. Il rapporto lancia dunque un invito all’azione per: "sostenere le comunità e le famiglie; potenziare i sistemi sanitari, scolastici e di assistenza sociale; integrare i servizi per la prevenzione della trasmissione madre-figlio dell’Aids nei programmi di salute materna, neonatale e pediatrica; uniformare dati e strumenti di misurazione per documentare i progressi e gli ostacoli, potenziando così gli impegni".