In una società come quella occidentale, in cui l’aspettativa di vita ha superato gli 80 anni per le donne e i 75 per gli uomini, nonostante l’età del matrimonio si sia parallelamente elevata (passando da circa 20 a circa 30 anni), di fatto "per la prima volta nella storia la compresenza di tre, e spesso di quattro, generazioni è diventata una realtà diffusa e pressoché generalizzata". E’ il dato da cui è partito Giorgio Campanini, docente di sociologia all’Università di Parma, nel suo intervento all’Assemblea plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia, in corso in Vaticano. "Un’altissima percentuale degli attuali adulti ha la possibilità di diventare nonno o nonna, un’altissima percentuale dei bambini che oggi nascono ha la possibilità di avere tre, e talora anche quattro, nonni ancora in vita": non solo, ha spiegato il relatore, l’essere nonni è un’esperienza che "si prolunga nel tempo, fino a raggiungere mediamente un ventennio". Di qui le "nuovi e grandi potenzialità relazionali" della famiglia allargata a tre o quattro generazioni, minacciata tuttavia da "tre fattori emergenti": l’instabilità familiare, con "famiglie ricostituite" o rottura della coppia che hanno "ripercussioni su tutte la rete parentale"; la "forte mobilità residenziale e sociale", con il conseguente "allentamento dei legami"; la "presa di distanza degli adulti-genitori rispetto ai nonni". (segue)