932 pratiche seguite gratuitamente nel 2007, in tutt’Italia, dagli "Avvocati di strada", corrispondenti ad altrettanti senzatetto "che, altrimenti, non vedrebbero riconosciuti i loro diritti". È un dato che si ricava dal "Rapporto sull’assistenza legale in Italia a favore delle persone senza dimora", presentato oggi a Bologna dall’associazione "Avvocato di strada", nata per "tutelare le persone senza dimora che, spesso private dei propri diritti fondamentali, non possono fare rientro nella società da cui sono state espulse e subiscono continui soprusi da cui non possono difendersi". L’associazione prende il via dall’attività degli sportelli di "Avvocato di strada" presenti dal 2001 in 16 capoluoghi italiani, ai quali collaborano oltre 400 avvocati. I casi seguiti sono per il 49% relativi al diritto amministrativo, per il 40% di diritto civile, per l’11% penale. Tra i primi, spiega il presidente dell’associazione, Antonio Mumolo, vi sono "cause per ottenere la pensione, o il recupero di somme per lavori fatti e mai pagati, oppure la residenza". Proprio questo è uno dei fronti di maggior impegno: "Chi viene cancellato dalle liste anagrafiche perché senza dimora, benché la residenza sia obbligatoria per ciascuno, perde il diritto alla pensione, all’assistenza sanitaria, al lavoro ecc., e quindi la dignità umana".