Il 2 aprile, proseguono i ricordi di Dziwisz "nella stanza c’era grande serenità" dopo aver benedetto alcune corone del Rosario "il papa si congedò dai suoi più stretti collaboratori… era ancora pienamente cosciente, perché pur esprimendosi a fatica chiese che gli venisse letto il Vangelo di san Giovanni. Nell’estremo momento, il Santo Padre era tornato a essere quello che fondamentalmente era sempre stato, un uomo di preghiera". Alle 21.37 la morte, è l’intonazione dei presenti del Te Deum e non del Requiem, "perché non era un lutto, ma un ringraziamento a Dio per il dono che ci aveva dato". Il racconto del cardinale a questo punto ripercorre il funerale: "il corteo stava entrando in basilica, dovevano portare la bara giù nella tomba. E allora, proprio allora, mi è venuto di pensare… L’ho accompagnato per quasi quarant’anni, prima dodici a Cracovia, poi ventisette a Roma. Sono stato sempre con lui, accanto a lui. Ora, nel momento della morte, lui è andato da solo. L’ho sempre accompagnato, ma da qui è andato da solo. Io l’ho accompagnato fino a questo punto della Chiesa. Ma, da qui, è andato da solo. E ora? Dall’altra parte, chi lo accompagna?"